La leishmaniosi non si prende da un altro cane. Non si prende annusando dove ha annusato lui, non si prende dalla ciotola condivisa e non si prende dal fatto che il vicino non cura il suo. Si prende da un insetto lungo due o tre millimetri che vola di notte, non ronza, e che quasi nessuno vede in tempo: il pappatacio.
Da qui discende tutto il resto, compresa la cosa che sposta di più: l'unica prevenzione che funziona è quella che impedisce la puntura. E i tre modi per impedirla non si accendono nello stesso momento — uno dei tre ci mette una settimana.
Indice dei contenuti
- ●Chi la trasmette, e quando
- ●Non è più solo una malattia del Sud
- ●Cosa succede dopo la puntura: tre strade, non una
- ●I tre repellenti non partono insieme, ed è la parte che nessuno dice
- ●Quanto funzionano davvero
- ●Il resto, che costa zero
- ●Come si riconosce, e perché è difficile
- ●La diagnosi: cosa comprende, e perché un test solo non basta
- ●Si guarisce?
- ●E io? Me la prende il cane?
- ●E il vaccino?
- ●Domande frequenti
- ●La leishmaniosi si attacca da cane a cane?
- ●In che mesi devo proteggere il cane?
- ●Se il test è positivo il cane è malato?
- ●Il collare antipulci che ho già basta?
- ●Il cane vaccinato può risultare positivo al test?
- ●In due righe
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Chi la trasmette, e quando
In Italia la specie responsabile è una sola. La scheda dei percorsi diagnostici dell'Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie lo scrive senza sfumature: Leishmania infantum è «la sola specie che causa leishmaniosi canina nel cane», e arriva «attraverso le punture di pappataci infetti».
Il pappatacio — nome scientifico Phlebotomus, per i veterinari flebotomo — non è una zanzara. È più piccolo, è peloso, vola in silenzio e punge dal tramonto all'alba. Non fa il rumore che ti sveglia. Nella pratica questo significa che il cane viene punto mentre dorme in giardino, sul terrazzo o sotto la finestra aperta, e nessuno se ne accorge.
Esistono anche vie di trasmissione senza insetto — l'IZSVe elenca la via verticale dalla madre ai cuccioli, quella sessuale, le trasfusioni e i trapianti — ma le definisce «molto più rare». Nella vita di un cane normale, la puntura è la strada.
Non è più solo una malattia del Sud
È il punto su cui la memoria collettiva è rimasta indietro di vent'anni. La stessa scheda IZSVe riporta che un progetto condotto con l'Istituto Superiore di Sanità e il Dipartimento di Medicina Veterinaria di Napoli ha messo in evidenza che la malattia «è in continua espansione anche nelle regioni del Nord Italia», con la presenza di microfocolai autoctoni in aree tradizionalmente non endemiche.
Autoctono vuol dire che il cane si è infettato lì, senza essere mai andato in vacanza al Sud. Il ragionamento «tanto noi stiamo al Nord» era vero e non lo è più abbastanza.
Cosa succede dopo la puntura: tre strade, non una
Qui c'è l'equivoco che fa più danni. Puntura infetta non vuol dire cane malato. L'IZSVe descrive tre esiti possibili, e sono davvero tre: il cane può debellare il parassita completamente; può infettarsi e restare asintomatico per lunghi periodi, anche anni; oppure può ammalarsi.
Le linee guida internazionali del gruppo LeishVet lo dicono in una frase sola: «nella leishmaniosi canina l'infezione non equivale alla malattia clinica, e ne risulta un'alta prevalenza di infezione subclinica».
Tradotto in pratica: un test positivo non è una diagnosi e non è una condanna. Serve il quadro clinico accanto al titolo anticorpale, e la differenza fra «esposto» e «malato» la fa il veterinario guardando gli esami, non il singolo valore stampato sul referto.
I tre repellenti non partono insieme, ed è la parte che nessuno dice
La prevenzione della leishmaniosi è, prima di ogni altra cosa, non farsi pungere. I presidi disponibili sono tre — spray, spot-on, collare — e la scheda IZSVe li mette in fila con i loro tempi. Sono tre righe, e cambiano quello che uno dovrebbe fare la settimana prima di partire:
| Presidio | Quando comincia a proteggere | Quanto dura |
|---|---|---|
| Spray | Subito | 2-3 giorni |
| Spot-on (pipetta) | Poche ore | 3-4 settimane |
| Collare | Almeno una settimana | Diversi mesi |
Le parole dell'IZSVe sulla terza riga sono queste: i collari «necessitano di almeno una settimana per proteggere i cani dai flebotomi ma hanno una durata di efficacia di diversi mesi».
Il collare messo la mattina della partenza non protegge il primo weekend. È probabilmente l'errore più diffuso e più silenzioso che si fa su questa malattia: si compra la cosa giusta, la si mette nel momento sbagliato, e si passano tre notti in una zona endemica con addosso un presidio che non ha ancora fatto niente. Se il viaggio è deciso, il collare si mette almeno sette giorni prima. Se non c'è più tempo, la copertura del primo periodo la dà lo spot-on, che parte in poche ore.
Quanto funzionano davvero
Qui va detta una cosa che la confezione non dice. La revisione sistematica più seria disponibile — Wylie e colleghi, Preventive Veterinary Medicine 2014, condotta anche con due ricercatori dell'EFSA di Parma — ha setacciato 937 articoli, ne ha letti 84 per intero e ne ha trovati undici con i requisiti per essere valutati.
La conclusione ha due metà, e vanno lette insieme. La prima: collari alla deltametrina, permetrina al 65% e spot-on con imidacloprid e permetrina «tendevano a ridurre in modo significativo la quota di cani infettati da L. infantum». La seconda: «tutti gli studi sono stati considerati ad alto rischio di difetti metodologici, con l'eccezione di uno», e la meta-analisi non è stata fatta perché gli studi erano troppo eterogenei per essere sommati.
La lettura onesta è questa: i repellenti sono la cosa migliore che abbiamo, e la loro efficacia è dimostrata meno solidamente di quanto sembri dalla scatola. Il che non è un argomento per non usarli — è un argomento per non considerarli uno scudo e per non smettere di fare anche il resto.
Il resto, che costa zero
- Il cane dorme dentro nelle notti calde. Il pappatacio punge di notte: togliere il cane dal giardino nelle ore in cui vola è la misura più efficace che non si compra.
- Zanzariere a maglia fine. Le zanzariere normali non lo fermano: è più piccolo di una zanzara e passa. Servono le maglie fitte, quelle vendute proprio contro i pappataci.
- Niente materiale organico che marcisce vicino a dove dorme. Le larve si sviluppano nel terreno umido e ricco di sostanza organica, non nell'acqua come le zanzare: mucchi di foglie, letame, crepe nei muretti a secco.
Come si riconosce, e perché è difficile
Non c'è un sintomo che dica «leishmaniosi». L'IZSVe divide i segni in generici e specifici, e i generici sono quelli di venti altre cose: linfonodi ingrossati, letargia, mucose pallide, milza aumentata, sete e urina abbondanti, febbre, vomito, diarrea.
I più caratteristici riguardano la cute — dermatite esfoliativa non pruriginosa, cioè forfora abbondante su un cane che non si gratta, più lesioni ulcerative o nodulari e l'onicogrifosi, cioè unghie che crescono lunghe e ricurve — gli occhi (blefarite, congiuntivite, cheratocongiuntivite, uveite) e alcune manifestazioni isolate come l'epistassi, il sangue dal naso.
La combinazione che dovrebbe far alzare il sopracciglio è un cane che dimagrisce mangiando, ha la forfora e non si gratta, e ha i linfonodi ingrossati. Ne abbiamo scritto uno dedicato: i sintomi iniziali della leishmaniosi, uno per uno, con il perché nessuno di loro è specifico.
Attenzione a non confondere le piste: se il cane si gratta di continuo il prurito porta quasi sempre altrove, e la forfora della leishmaniosi è tipicamente senza prurito.
La diagnosi: cosa comprende, e perché un test solo non basta
L'IZSVe elenca un pacchetto, non un esame. La prima istanza è sierologia IFAT più emocromo completo, profilo biochimico completo, esame urine completo ed elettroforesi delle sieroproteine, con l'eventuale esame citologico di linfonodo, midollo osseo o cute. Nel monitoraggio si aggiunge la PCR, e i campioni di prima scelta sono midollo osseo, linfonodo e cute — non il sangue.
Sul titolo anticorpale c'è una regola pratica che vale la pena conoscere: si considera alto quando supera di almeno quattro volte il valore soglia del laboratorio di riferimento. E c'è un dettaglio che manda in confusione parecchi proprietari: un cane vaccinato può risultare positivo alla sierologia, con titoli bassi, in genere non superiori a 1:80 in IFAT. Se il cane è vaccinato, va detto prima dell'esame, non dopo aver letto il referto.
Si guarisce?
Nel senso in cui si guarisce da un'infezione batterica, no. LeishVet lo scrive così: «la terapia con farmaci anti-leishmania porta spesso a guarigione clinica, benché i cani trattati possano continuare a ospitare il parassita».
Un cane trattato bene può stare bene per anni, tornare al suo peso, smettere di perdere pelo e vivere una vita normale. Ma il parassita in molti casi resta, e l'IZSVe è netta sulla conseguenza: «le recidive, cioè la ricaduta della malattia sintomatica dopo la terapia, sono frequenti», e dipendono in gran parte dalla risposta immunitaria del singolo cane.
Il che rende i controlli programmati parte della cura, non un extra. Un cane leishmaniotico in compenso è un cane che si continua a guardare — sierologia, funzione renale, proteine — anche quando sembra a posto. La parte che chiede attenzione per prima è il rene, che è dove la malattia fa il danno che conta.
E io? Me la prende il cane?
La leishmaniosi è una zoonosi e i cani sono, come scrive LeishVet, «il più importante serbatoio peridomestico di infezione da L. infantum per l'uomo». Detto così spaventa. Ma la frase successiva delle stesse linee guida è quella che serve davvero: «il possesso di un cane infetto non sembra aumentare significativamente il rischio di malattia in famiglia quando la trasmissione è già presente nella regione».
Il cane non ti infetta. Non lo fa leccandoti, non lo fa dormendo sul letto, non lo fa attraverso una ferita. Serve il pappatacio in mezzo: l'insetto punge il cane, si infetta, e in un altro momento punge una persona. Il rischio è del luogo, non dell'animale.
Da cui una conseguenza che va detta chiaramente, perché ogni anno ci sono cani che finiscono in canile per questo: un cane positivo non va allontanato dai bambini né soppresso. Va curato e va tenuto protetto dai pappataci — anche per non farlo diventare la fonte da cui l'insetto preleva.
E il vaccino?
Esiste, è uno solo sul mercato europeo, riduce il rischio di malattia clinica e non impedisce l'infezione. L'IZSVe lo colloca con una riga precisa: si usa «solo in animali sani e sieronegativi, in funzione della situazione epidemiologica» — cioè si testa il cane prima, e non sostituisce il repellente.
I numeri dello studio registrativo, chi lo ha finanziato e cosa comporta per il test del cane li abbiamo messi in un articolo a parte: il vaccino per la leishmaniosi, cosa copre davvero.
Domande frequenti
La leishmaniosi si attacca da cane a cane?
No, non per contatto. Serve il pappatacio: l'insetto punge un cane infetto e poi ne punge un altro. Le vie dirette esistono ma sono rare e riguardano la gravidanza, l'accoppiamento e le trasfusioni.
In che mesi devo proteggere il cane?
Il pappatacio è attivo nella stagione calda, con variazioni locali legate a quota e clima. In pratica: la protezione si comincia in primavera e si tiene fino ai primi freddi, e nelle zone endemiche molti veterinari la tengono tutto l'anno. La data esatta per la tua zona la sa il veterinario locale, non un articolo.
Se il test è positivo il cane è malato?
No. La positività dice che il sistema immunitario ha incontrato il parassita. Un cane può restare infetto e asintomatico per anni. È il quadro clinico più gli esami del sangue e delle urine a dire se c'è una malattia da trattare.
Il collare antipulci che ho già basta?
Dipende dal principio attivo. Contro i pappataci serve un prodotto con azione repellente dichiarata sui flebotomi, e non tutti gli antiparassitari ce l'hanno. È la voce da leggere in etichetta, e nel dubbio è la domanda da fare in farmacia o dal veterinario.
Il cane vaccinato può risultare positivo al test?
Sì. L'IZSVe segnala che i cani vaccinati possono dare sierologia positiva con titoli bassi, in genere non oltre 1:80 in IFAT. Va comunicato prima di fare l'esame, altrimenti quel valore si legge male.
In due righe
La leishmaniosi arriva da un insetto notturno di due millimetri, e l'unica prevenzione che conta è non farsi pungere. Se il presidio scelto è il collare, va messo almeno una settimana prima di arrivare dove i pappataci volano — non il giorno della partenza.



