L'alito cattivo del cane è quasi sempre un problema di bocca, non di stomaco — e di un punto preciso: sotto il bordo della gengiva, dove nessuno spray, nessuna caramella e nessun additivo per l'acqua arriva. Secondo VCA Animal Hospitals la causa più comune di alitosi nel cane è la malattia parodontale.

È il motivo per cui i prodotti «rinfrescanti» funzionano per un'ora e poi il problema torna identico. Non è che siano scadenti: stanno lavorando nel posto sbagliato.

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Da dove viene l'odore

Sulla superficie del dente si deposita la placca, una pellicola morbida di batteri, saliva e residui di cibo. I batteri della placca producono composti solforati — sono quelli che si sentono.

Se la placca resta lì, i minerali della saliva la calcificano e diventa tartaro. Il Merck Veterinary Manual lo definisce esattamente così — «il tartaro è la forma mineralizzata della placca» — e aggiunge la parte che conta: crea «una barriera protettiva per i batteri».

Da lì la cosa scende. La placca prosegue sotto il margine gengivale, dove non si vede e dove niente di quello che si compra arriva. Ed è lì che l'odore diventa stabile, perché non è più un deposito sui denti: è un'infiammazione dei tessuti che tengono su i denti.

Quanto è comune: «fino all'80% dei cani ha un qualche grado di malattia parodontale entro i 2 anni di età». Non è una malattia da cani vecchi e trascurati. È la condizione più diffusa che esista in un cane adulto, e VCA Animal Hospitals la indica come «la causa più comune di alitosi nel cane».

Perché lo spray non lo toglie

Gli spray, i gel e gli additivi da mettere nell'acqua agiscono sulla superficie visibile del dente e sull'aria che esce dalla bocca. Il problema sta sotto la gengiva.

Le linee guida odontoiatriche AAHA sono brutali su questo, e lo scrivono ai veterinari come frase da dire al proprietario: «lo spazzolino rimuove solo la placca, non il tartaro». E ancora: «la rimozione del solo tartaro sopragengivale è puramente cosmetica e inefficace nel trattare la malattia».

Se non basta lo spazzolino, che è molto più aggressivo di uno spray, si capisce cosa possa fare un liquido profumato.

La pulizia «senza anestesia» merita un paragrafo a parte

È il servizio che promette denti bianchi senza rischi. Le linee guida AAHA la definiscono così: «una procedura cosmetica, non migliora la salute orale né quella sistemica, e può causare dolore, paura, sanguinamento e infezione».

Il Merck Veterinary Manual dice la stessa cosa con parole diverse: la pulizia su un animale sveglio «migliora l'aspetto estetico delle corone dei denti ma non migliora la salute parodontale», perché «la malattia parodontale continua a prosperare sotto il margine gengivale libero».

Il cane esce con i denti più belli e la bocca nelle stesse condizioni. E l'alito torna, perché non è mai stato un problema di corone.

Cosa funziona davvero, in ordine

1. La visita, se l'alito è già cattivo adesso

Questa è la parte scomoda: se l'odore c'è già, la prevenzione arriva tardi. Quello che c'è sotto la gengiva si toglie in un solo modo — «i denti devono essere puliti e lucidati a fondo in anestesia generale», scrive VCA — perché sotto la gengiva non si lavora su un cane sveglio, e perché serve una radiografia per vedere quello che l'occhio non vede.

Le AAHA aggiungono un dettaglio che chiude il discorso su «intanto comincio a spazzolare»: «spazzolare denti con gengive già infiammate causa dolore e avversione dell'animale». Cioè si rischia di rovinare per sempre il rapporto del cane con lo spazzolino proprio nel momento in cui si sta cercando di costruirlo.

La buona notizia è nella stessa pagina: «la gengivite è reversibile e prevenibile». Presa in tempo, si torna indietro.

2. Lo spazzolino, tutti i giorni o quasi niente

Dopo che la bocca è pulita, lo spazzolino è lo strumento che tiene. Con una condizione, e le AAHA la mettono nella stessa frase di prima: «va fatto quotidianamente per essere di beneficio». Due volte a settimana non è una versione ridotta del risultato: è quasi niente, perché la placca si riforma in circa 24 ore.

Serve dentifricio per cani — quello umano non si usa — e si comincia con calma, facendo prima toccare la bocca e poi introducendo lo strumento. Un kit base con spazzolino e dentifricio è tutto quello che serve per iniziare.

3. Gli snack dentali, ma quelli sulla lista

Qui c'è una cosa che quasi nessuna confezione italiana riporta, e che è l'unica informazione utile in un mercato pieno di scatole tutte uguali.

Il Veterinary Oral Health Council tiene una lista di prodotti che hanno superato test di efficacia. I sigilli però sono due e distinti: uno per la placca e uno per il tartaro. Un prodotto può avere l'uno, l'altro, o entrambi — e per l'alito quello che conta di più è il primo, perché sono i batteri della placca a produrre l'odore.

Fra quelli reperibili in Italia con entrambi i sigilli:

  • Virbac Veggiedent Fresh — sulla lista con sigillo placca e sigillo tartaro.
  • Greenies — idem, entrambi.
  • Whimzees — idem.
  • ProDen PlaqueOff, la polvere — e qui l'avvertenza: sulla lista VOHC c'è solo la polvere. I Dental Bite e i Soft Chews dello stesso marchio non ci sono. Sono prodotti diversi con lo stesso nome sulla confezione.

Va detta anche l'altra metà, per correttezza: l'assenza dalla lista non è prova che un prodotto non funzioni. La VOHC è volontaria e in larga parte americana, quindi molti prodotti italiani non ci sono semplicemente perché quel test non è mai stato fatto.

La tabella completa dei prodotti, con il dettaglio di quale sigillo ha ciascuno, sta nella guida sul tartaro nel cane, insieme alla ragione per cui nessuno di questi toglie il tartaro già formato.

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Quando l'alito cattivo non è la bocca

Nella maggior parte dei casi è la bocca. Non in tutti, e questa è la parte da non saltare.

VCA elenca fra le cause anche la necrosi tissutale da tumori orali e il sanguinamento persistente da anomalie della coagulazione: due cose che non si risolvono con lo spazzolino e che si trovano solo guardando dentro la bocca — sotto la lingua, dietro gli ultimi molari, nelle pieghe delle labbra.

Poi ci sono le malattie generali, quelle di reni, fegato e metabolismo, che possono cambiare l'odore dell'alito. Su Internet gira una tabella che associa ogni odore a una malattia — ammoniaca, dolciastro, acetone. Qui non la riportiamo, perché non abbiamo trovato una fonte veterinaria aperta e verificabile che la sostenga, e su una cosa che riguarda la salute di un animale tirare a indovinare non è un servizio.

Il segnale che conta è più semplice, e non richiede di riconoscere niente: un alito che cambia in modo netto, e in un cane la cui bocca è stata pulita di recente e sembra a posto. Quello è il caso in cui si smette di comprare prodotti e si fa vedere il cane, soprattutto se insieme c'è dell'altro — beve o urina più del solito, ha perso peso, mangia meno, o mangia da un lato solo.

Domande frequenti

Perché l'alito del mio cane puzza di pesce?

Ci sono due strade e vanno guardate entrambe. La prima è la bocca, ed è quella descritta sopra. La seconda, che a molti non viene in mente, sono le ghiandole perianali: un cane che se le lecca porta quell'odore in bocca, e il fiato prende un sentore riconoscibile. Se il cane si lecca molto la zona posteriore, o striscia il sedere per terra, va detto al veterinario perché è un problema diverso e si risolve diversamente.

I bastoncini dentali bastano da soli?

Aiutano, e quelli sulla lista VOHC hanno dei test dietro. Ma sono un complemento: agiscono per attrito sulla superficie del dente, e sotto la gengiva non arrivano nemmeno loro. Se l'alito è già cattivo, non sono la soluzione — sono quello che si usa dopo.

Il cucciolo che cambia i denti ha l'alito cattivo: è normale?

Durante la permuta dei denti da latte può esserci un alito diverso, legato alle gengive irritate e ai denti che si muovono. È transitorio. Quello che non è normale è un dente da latte che non cade e resta accanto a quello definitivo: crea un punto in cui il cibo si ferma e la placca si accumula da subito. Si segnala alla visita.

L'alito cattivo può dipendere dal cibo?

Il cibo cambia l'odore momentaneo, e alcuni umidi lo cambiano parecchio. Ma un odore che resta, lo stesso a distanza di ore dal pasto, non è il cibo: quello è il segnale di qualcosa che sta fermentando in bocca. E c'è la variante meno elegante — un cane che mangia le feci si porta dietro l'odore. Se succede, ne abbiamo parlato in un articolo dedicato, con quello che dice lo studio.

Ogni quanto va fatta la pulizia dei denti dal veterinario?

Non c'è un intervallo che valga per tutti: dipende dalla razza, dalla forma della bocca, da cosa mangia il cane e da quanto si riesce a spazzolare a casa. I cani di piccola taglia e quelli con il muso schiacciato hanno i denti più affollati e in genere hanno bisogno di più attenzione. La cosa concreta da fare è chiedere a ogni visita annuale di guardare la bocca — dura trenta secondi e anticipa di anni il problema.

Questa pagina spiega da dove viene l'odore e cosa lo riduce. Non sostituisce la visita: la bocca di un cane si guarda con le mani e, quando serve, con una radiografia.